Recensione:"Belletti e Romeo"
“Belletti e Romeo”, di Paolo Scardanelli, edito Carbonio Editore è ambientato in Sicilia, un cambio scenario a tratti affascinante e travolgente, proprio come l’incanto che avvolge l’Etna, luogo determinante da cui partiranno le indagini, indagini sempre introspettive, perspicaci e coinvolgenti così come per il precedente “Belletti e il Lupo”.
“La vendetta è un fuoco potente: alimenta rimorsi e gelosie per giungere a un compimento che ci sfugge ma che necessita della nostra reale presenza per compiersi. Essa non è un soffio di vento, no, affatto. La storia non finisce mai come vorremmo. La storia, come i nostri destini, cambia quando noi di concerto con gli déi decidiamo che così sia, che non è più il tempo degli indugi, che il momento è giunto.”
La vendetta è protagonista silente della trama, quel sentimento che cresce inesorabile dopo aver subito un torto, un tradimento che segna i destini incrociati dei protagonisti, una dinamica che muove i personaggi e che sviscera il retroscena di questi avvenimenti che si scatenano a reazione, un impatto incontrollabile che cresce lentamente, che logora sino a quando non si raggiunge il compimento della tanto anelata e progettata vendetta. E nel ripercorrere in un viaggio a ritroso gli avvenimenti scatenanti, il lettore si ritrova catapultato tra personaggi inaspettati e a rivivere le prodezze, se così si possono definire di alcuni amici che saranno segnati inevitabilmente dal tradimento. Il tutto ha inizio in una capanna in cima all’Etna, proprio lì sarà trovato il cadavere e avrà inizio quest’avventura introspettiva oltre che l’indagine. Due elementi anomali da cui partire: un cane, che diventerà amico inseparabile di Belletti e un libro. Il vulcano rappresenta la potenza primordiale della natura, forza creatrice e distruttiva, vita-morte caos-ordine, un susseguirsi di contrapposizioni emotive e non solo che guideranno la narrazione verso la ricerca della giustizia e della verità in quella bilancia sbilanciata che appartiene alla lotta tra bene e male.
“Il loro libro era appunto La morte di Empedocle, che sacrificò la vita alla propria idea. Le idee generalmente sopravvivono all’uomo. Così era stato per Empedocle. Essi volevano che le loro idee sopravvivessero a loro, superando d’un balzo la grigia mediocrità borghese. Così confortevole, come il ventre della madre. Volevano recidere il cordone ombelicale che a casa aura mediocritas, li legava. In modo definitivo e permanente.”
Il libro, oltre essere indizio assume una forma trascendentale e filosofica, in questo parallelo tra il contenuto del libro e il filosofo Empedocle, che si gettò nell’Etna per dimostrare la sua immortalità, dopo aver vissuto anni proprio in un rifugio sullo stesso vulcano. Una tragedia che evidenzia ideale e realtà attraverso la figura del filosofo, proprio ciò che accomuna i protagonisti di cui si narra, che mossi da un grande ideale sono pronti a sacrificare la vita di una persona cara, amica e fraterna, proprio perché è venuto meno all’ideale comune. Così forte il senso di vendetta contro il traditore, che si è insinuato come un serpente velenoso nel pensiero e nell’animo, una sete di vendetta che si è spenta solo dopo aver commesso il fatal crimine.
“L’uomo è macchiato dal peccato originale, dall’aver scelto volontariamente il proprio piacere a scapito del bene assoluto, dall’aver perduto per sempre il Paradiso terrestre. La colpa è in noi, come anche il bene, ma il bene che conosciamo è, in qualche misura, imperfetto.”
Simona Trunzo
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